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CI SONO MOMENTI IN CUI..

  • Gabriella Chiochia
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Ci sono momenti in cui il mondo sembra improvvisamente parlare una lingua che non comprendiamo più.

Non deve per forza trattarsi di un evento catastrofico; a volte è un'incrinatura silenziosa che si fa strada nelle nostre giornate.

E' quel senso di pesantezza al risveglio, quella strana sensazione di essere diventati spettatori della propria vita anziché protagonisti, o un'ansia sottile che ci accompagna come un'ombra.







Siamo abituati a pensare che la forza coincida con l'autosufficienza.

Ci insegnano che cadere fa parte del gioco, ma che la vera vittoria sta nel rialzarsi in fretta, pulirsi le ginocchia e cominciare a correre, spesso sorridendo per non preoccupare chi ci sta intorno.


QUANDO IL "FACCIO DA SOLO" NON BASTA PIU'


Ma cosa succede quando le tue gambe non rispondono?

Cosa succede quando anche i gesti più semplici- rispondere a un messaggio, pianificare la giornata, guardarsi allo specchio- diventano montagne insormontabili?


In questi momenti, la crisi non è un fallimento. E' un segnale: il tuo "io" ti sta dicendo che che gli strumenti che hai usato fino a ieri non sono più adatti al nuovo terreno che stai calpestando oggi.

Attraversare una fase di smarrimento è come trovarsi improvvisamente in una stanza buia della propria casa. Spazi che credevi di conoscere a memoria diventano insidiosi; inizi a inciampare nei mobili, a perdere l'orientamento, a dubitare delle tue stesse percezioni.


Sentirsi smarriti non significa aver perso la strada, ma aver bisogno di una nuova mappa.


L'IMPORTANZA DI ACCOGLIERSI


Spesso la tentazione è quella di voler "risolvere" il problema il prima possibile, di voler tornare a essere "quelli di prima".

Ma il vero cambiamento non nasce dallo sforzo di diventare qualcun altro, o una versione più performante di se stessi.

Nasce dal coraggio di accogliersi esattamente così come si è in questo momento, con tutte le proprie crepe e fatiche.

Solo quando smettiamo di lottare contro la nostra fragilità, questa può smettere di farci paura e iniziare a parlarci.

La crisi non chiede di essere cancellata, chiede di essere ascoltata.


UNO SPAZIO PER LA PROPRIA STORIA


Scegliere un supporto professionale non è l'ultima spiaggia per chi si arrende, ma la scelta consapevole di chi vuole riprendere in mano le proprie redini.

Non significa farsi "aggiustare" da qualcuno, come se fossimo oggetti difettosi da portare allo stato originale.

E' darsi il permesso di esistere in una dimensione protetta dove:


  • Puoi posare la maschera: Un luogo dove "non stare bene" è finalmente concesso, esplorato e compreso, non nascosto;


  • Ricevi uno specchio pulito: Per guardarti senza filtri del giudizio o delle aspettative che spesso le persone care, pur con le migliori intenzioni, proiettano su di te;


  • Trovi una luce diversa: Per illuminare quegli angoli della stanza buia dove avevi troppa paura di guardare da solo.


UNA SCELTA CHE TI APPARTIENE


Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato ad attraversare la tempesta in solitaria per dimostrare il proprio valore e ognuno ha i suoi tempi per capire quando il peso è diventato troppo grande per essere portato in solitudine.


Spero che queste parole ti aiutino a sentire che non sei "sbagliato" nel tuo smarrimento. Se e quando sentirai il bisogno di uno spazio sicuro dove depositare il tuo carico, sappi che esistono strade percorribili:


La psicoterapia non è un luogo dove aggiustare ciò che è rotto, ma uno spazio di scoperta in cui imparare a conoscersi di nuovo, senza il peso del giudizio.




LA SCELTA DI TENDERE LA MANO E DARTI IL PERMESSO DI ESSERE, SEMPLICEMENTE E PIENAMENTE TE STESSO, SARA' IL MOMENTO GIUSTO PER PRENDERTI CURA DI TE.






 
 
 

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